Tulipomania

Tra la fine del cinquecento e gli inizi del settecento, in Europa ed in particolar modo in Olanda, si scatenò una vera e propria corsa al Tulipano, una febbre dilagante che mutò per sempre la storia di questo paese. Tra cenni storici e riflessioni sui perchè, ti guideremo alla scoperta della “Tulipomania”.

Europa, 1554. Dalla corte di Solimano il Magnifico, il Tulipano arriva nel continente grazie a una spedizione di bulbi ordinata da Ogier Ghislain de Busbecq ambasciatore degli Asburgo; a quel tempo il Nostro godeva già di grande interesse nell’impero turco, dove giardinieri ed ibridatori si affaccendavano per ottenere varietà sempre più belle.
Gli ottomani avevano riscontrato che i tulipani selvatici erano mutevoli e che era possibile ibridarli con facilità. Da quel momento ebbero inizio infiniti esperimenti e prove, e questa attitudine della bulbosa di mutare, venne interpretata come un segno quasi divino.
Nel 1597 il botanico John Gerald affermò che “la natura pare giocare con questo fiore più che con qualunque altro che conosca”.
Una variabilità genetica che non è stato possibile controllare sino al XVII secolo, quando gli ibridatori turchi cercarono di ottenere specie sempre più aderenti al loro ideale di bellezza: tulipani dai tepali incredibilmente allungati e appuntiti come stiletti, colore puro e corolle dai bordi regolarissimi e ravvicinati per impedire di vedere le antere all’interno. Da evitare assolutamente l’effetto “doppio”, ovvero la sovrabbondanza di tepali.

Dal 1703 al 1730 abbiamo il periodo noto come “Lale Devri” ovvero l’”Epoca del tulipano”, durante il quale, regnò il sultano Ahmed III ossessionato dai tulipani: erano i giorni in cui i bulbi rispondenti all’ideale di bellezza venivano venduti a peso d’oro sulla piazza di Costantinopoli.
L’ossessione del sultano portò anche alla fine del suo regno e della passione dei tulipani in Turchia, con una rivolta del popolo messo in ginocchio dagli sperperi dovuti all’acquisto dei bulbi.
Ogni anno in primavera avevano inizio eccentrici festival del Tulipano durante i quali i giardini imperiali si colmavano di tulipani ed eccessi: i fiori i cui petali si erano troppo aperti, venivano richiusi cuciti a mano con fili sottilissimi, infiniti specchi disposti strategicamente per valorizzare l’esposizione, ogni varietà era contrassegnata da una targhetta d’argento e ogni tre fiori c’era un lume con lo stoppino regolato all’altezza del fiore.
Uccelli canori in gabbie d’oro e centinaia di tartarughe che si muovevano attraverso i giardini, portando sulla schiena candele. Gli invitati dovevano indossare abiti in nuances con le fioriture.

Nel frattempo, a kilometri di distanza, nell’algida Olanda calvinista, moderata e misurata l’arrivo del Tulipano accende una passione che si trasforma in delirio speculativo.
I primi bulbi arrivati nel paese vennero indirizzati alla volta del Signor Carolus Clusius, botanico, direttore dell’orto botanico imperiale di Vienna e grande esperto di bulbose: a lui dobbiamo la diffusione di fritillaria, iris, giacinto, anemone, ranuncolo, narciso e giglio.
Nel 1593 si trasferì a Leida e prese con sè la collezione dei preziosi bulbi, dei quali aveva grandissima cura e dei quali sbadatamente ne decantava eccessivamente le doti: motivo per cui qualcuno pensò bene di depredare la collezione del buon Clusius dando il via al fenomeno di massa che cambiò per sempre la storia dell’Olanda.
All’epoca il Tulipano era ammantato da un aura di mistero dovuto alle sue origini orientali. La storica dei giardini Anna Pavord parla della “inebriante aura degli infedeli”, inoltre l’incapacità di ottenere le varietà volute, portava ad una lenta diffusione: vi era largamente più domanda che offerta. Le quotazioni di un singolo bulbo raggiungevano cifre esorbitanti; basti pensare che costava quanto una casa signorile ad Amsterdam, un bulbo poteva anche costituire l’unica dote di una sposa e i tulipani erano quotati in borsa dove di costruivano fortune.
Quando i Nostri iniziarono a raggiungere anche altri paesi europei, si cercò di dar loro anche una connotazione utilitaristica come per tutte le altre piante: i tedeschi bollirono e zuccherarono i bulbi, gli inglesi tentarono di servirli come insalata. Si cercò anche un impiego nella farmacopea come rimedio per la flautolenza, ma nulla di questi impieghi servì veramente a qualcosa. Il Tulipano restò fine a se stesso: bello e basta.
Nel frattempo i coltivatori olandesi si adoperavano alacremente per ottenere le tanto apprezzate striature, ed era un proliferare di ciarlatani che vendevano soluzioni per ottenere varietà particolari. Rimedi fantasiosi come cospargere la terra di pigmenti colorati in un’aiuola di tulipani bianchi, guano di piccione come catalizzatore del colore, polvere di gesso.
La realtà era ben diversa: il responsabile della agognata magia era un virus.
Il colore di un Tulipano è sempre dato da due pigmenti che lavorano assieme: quello di base che è o un giallo o un bianco e il secondo, sovrapposto denominato antocianina. I due miscelandosi assieme determinano il colore finale e il virus agisce eliminando in maniera irregolare l’antocianina e lasciando intravedere il colore di fondo. La spiegazione è arrivata nel novecento, quando gli scienziati scoprirono il virus che era propagato dal Myzus Persicae, ovvero l’afide dei peschi, alberi molto diffusi nei giardini seicenteschi.

Autunno 1635, prende il via la bolla speculativa in Olanda perchè il commercio dei bulbi cedette il passo a quello delle cambiali, che riportavano caratteristiche dei fiori, data di consegna e prezzo. Prima di allora il commercio dei bulbi avveniva solo in giugno – al momento in cui venivano tolti dal terreno – e in ottobre, quando si ripiantavano. Ebbe inizio il windhandel ovvero il “mercato del vento”.
Si moltiplicarono speculatori e nuovi commercianti, ad Amsterdam pare che uno scassinatore impegnasse gli attrezzi del mestiere per iniziare ad investire in tulipani.
Nel giro di poco la quotazione di un “Gheel ende Root van Leyden” a striscie rosse e gialle passò da 46 a 515 fiorini, un bulbo di Switsers – un Tulipano giallo piumato di rosso – passò da 60 a 1800 fiorini.

La speculazione raggiunse livelli impensabili in un crescendo vorticoso che si interruppe improvvisamente: Harlem 2 febbraio 1637, si apre l’asta per vendere i bulbi e nessuno fa offerte. Da quel momento – inspiegabilmente – ci fu un crollo verticale e nel giro di breve terminò questa passione divampante che aveva coinvolto per prima l’Olanda e più indirettamente il resto di Europa.

Il Tulipano cambiò per sempre la storia olandese, orientando significativamente il paese verso la floricoltura: tutt’ora l’Olanda è leader indiscussa della produzione dei bulbi. Uno degli spettacoli più affascinanti è assistere alla fioritura, con campi sterminati pieni di colore puro che dondola al vento.

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