Il colpo di fuoco batterico

Il flagello di Dio degli agricoltori che per colpa di questa malattia, vedono vanificato il lavoro di mesi ed anni. Le informazioni per aiutarti a riconoscerlo.

“Erwinia Amylovora”. Non è il nome di una dolce babushka russa, ma la corretta denominazione di questa temibile batteriosi che partendo dal Nord America, ha valicato ogni confine, giungendo nei nostri frutteti e giardini.
Talmente pericolosa che per contrastarla, sono state prese misure di stato: l’Unione Europea lo ha inserito nella lista delle malattie per le quali prevedere la quarantena, prima di poter valicare un confine. Ancora: nel caso della Regione Emilia Romagna, nella quale riveste grande importanza la coltivazione della pera IGP, sono stati adottati sistemi di prevenzione particolarmente severi, i quali prevedono la proibizione di impiantare piante che potrebbero esserne veicoli: dal 2001 e fino a tutto il 2013 vige il divieto di piantare il biancospino che è risultato essere particolarmente colpito dal batterio. Ulteriormente è stabilita l’estirpazione delle piante colpite, e loro completa distruzione; la direttiva impone inoltre di controllare per tre stagioni consecutive l’area circostante per un raggio di almeno 3,5km. Ed è interdetto lo spostamento – durante il periodo di vegetazione – degli alveari eventualmente presenti sulle piante infette.

Come lo riconosco?
I sintomi compaiono alla ripresa vegetativa, ed interessano tutte le parti aeree della pianta: fiori, foglie e frutti che scuriscono ed avvizziscono. La chioma tende ad assumere letteralmente l’aspetto di una pianta sfiorata dal fuoco, con imbrunimenti agli apici fogliari e su tutta la lamina. Quando l’infestazione raggiunge rami e tronco, si formano tipici cancri rameali: “macchie” di colore scuro e percorse da fessurazioni, dalle quali fuoriesce l’essudato batterico, che contiene cellule di Erwinia, le quali vanno ad infettare le piante limitrofe.

Come lo combatto?
Il metodo – per ora – riconosciuto come più efficace è la prevenzione. Purtroppo non esistono ancora prodotti che possano curare la malattia annientandola.

Come intervenire:

  • non farti prendere la mano dalle concimazioni azotate che rendono i tessuti più vulnerabili;
  • brucia sempre il legno derivante dalle potature delle piante a rischio;
  • pota sempre e solo durante il riposo vegetativo, mai effettuare potatura verde;
  • dopo aver potato distribuisci su tutta la pianta ossicloruro di rame per proteggerla.

Infine, vogliamo segnalarti che esiste l’obbligo di segnalare al servizio fitosanitario regionale, ogni caso sospetto di questa temibile malattia, che può essere diagnosticata con assoluta certezza solo tramite analisi di laboratorio.

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